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Tutti noi indistintamente, amanti e non amanti della serie dei fumetti Marvel Comics, abbiamo imparato ad apprezzare il volto che Hugh Jackman ha prestato all’iconico super eroe Wolverine per la sua reincarnazione cinematografica, nonostante non tutte le sue uscite si possano considerare esattamente un successo come dimostrano i flop dei primi due assoli a lui dedicati. Wolverine - Le Origini e Wolverine - L’immortale infatti sono stati aspramente criticati sia dalla critica specializzata che dal pubblico. Questo però non ha impedito la costruzione di un affezionamento al personaggio tale da renderlo il più iconico di tutta la saga dei film dedicati agli X-Men.

Ci troviamo dunque di fronte al terzo assolo, e la domanda essenziale che viene da porci è semplicemente una, la musica è cambiata?

 

TRAMA

Ci troviamo ben 25 anni dopo il mondo conosciuto e narrato dalla saga originale degli X-Men, quella che comprende la fascia temporale di loro adulti e vaccinati tanto per intenderci, in un futuro che seppure per gli umani scorre in maniera inesorabilmente lineare e spensierato, per i mutanti risulta essere quasi dispotico.

La razza dei mutanti è quasi estinta, i pochi rimasti sono costretti a nascondersi, tutto ciò che rimane di loro sono le storie narrate, i ricordi delle persone che li elevano ad eroi ma che sostanzialmente hanno imparato a dimenticare in fretta le loro imprese e persino la loro esistenza.

E Logan? Vecchio, malato e perso… I suoi poteri non funzionano più come una volta, il suo corpo è ricoperto di cicatrici che non si rimarginano, e scopriremo presto che tutto questo è solo la punta dell’iceberg.

Fin dai primi frame della pellicola si percepisce subito il forte disagio in cui è costretto a vivere, cercando di civilizzarsi e nascondendosi agli occhi di chi potrebbe riconoscerlo… Una vita decisamente non degna di un Super Eroe…

Vita che però gli viene scossa dalla presenza di una bambina che entra prepotentemente nella sua routine rompendo le regole che Logan stesso si era costruito e costringendolo a riemergere dalla polvere…

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DI COSA STIAMO PARLANDO?

Capiamo sin da subito che non stiamo parlando del solito film degli X-Men, che la violenza e il linguaggio esplicito messo in scena in Logan mirano a colpire la sensibilità costruita negli anni per rendere la saga fluibile a tutta la famiglia, ad accartocciarla e a sputarne fuori un qualcosa che ti prende nel profondo, ti stupisce e ti trascina in un turbine di emozioni contrastanti.

Logan è invecchiato, malato, ed è lo specchio che ci racconta la situazione del mondo narrata nella storia, del mondo dei mutanti ovviamente. Infatti l’emozione che predomina per tutta la pellicola manco a dirlo è l’angoscia, che si tramuta nel corso della visione in frustrazione fino a diventare rabbia e bisogno di ribalta!

La prima metà del film infatti ci immerge nella situazione di isolamento e di arrangiamento in cui Logan pare costretto a vivere, e ci immerge a tal punto che anche quando il sole picchia alto tramite lo schermo noi non possiamo fare altro che vedere tutto nero.

Il secondo tempo muta le vicende che appaiono si lineari e forse fin troppo scontate, ma che trasformano in noi la sensazione di chiusura provata fin ora, facendo emergere il bisogno di gridare a Logan “Forza rialzati! Che stai aspettando?”

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CONCLUSIONI E DETTAGLI TECNICI

L’ultima battaglia di Logan è un qualcosa che non viene combattuta soltanto con gli artigli contro i nemici, ma soprattutto contro la solitudine, contro i segni lasciati nel petto, quelli che non si rimarginano (Cit.), contro la diffidenza e ancor meglio contro la voglia di farla finita con tutto questo una volta per tutte…

Tutto questo ci piace, ci piace la profondità del film, il realismo messo in scena grazie ad una fotografia d’impatto ma satura, non colorata, e grazie a dei dialoghi che sembrano davvero spontanei, ma più di tutto grazie ad una grandissima prova attoriale di “quasi” tutti i protagonisti, Hugh Jackman compreso che ci regala una performance straordinariamente coinvolgente ed emozionante, la migliore senza dubbio nei panni di Wolverine.

Il regista James Mangold mette in atto una regia sobria e concisa in grado di gestire al meglio le bellissime scene d'azione e mettere di volta in volta in risalto i momenti più intensi.

E alla fine sì, ci si emoziona e si piange persino, in barba alle atmosfere classiche dei Cinecomic, questo film non è il classico Blockbuster e soprattutto non è un film per tutti! Guardatelo con coscienza dunque, e lasciatevi sorprendere da Logan un’ultima volta.

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E’ TUTTO PERFETTO?

Come già accennato, una trama forse troppo lineare e non incisiva sotto il profilo dei colpi di scena e delle rivelazioni, tanto da risultare abbastanza scontata nei vari avvenimenti narrati, impediscono al film di essere un vero e proprio Must del genere ed accostarlo ai livelli di un Dark Knight, giusto per citare un esempio nemmeno troppo a caso.

In alcuni momenti il forte linguaggio ed alcune scene di violenza sembrano addirittura messe lì a forza per dirti chiaramente “Hey, non stai guardando un film per bambini”. Probabilmente non ce n’era bisogno.

La ragazzina che accompagna Logan nella sua ultima avventura non risulta essere sempre credibile a livello espressivo, tanto che in alcuni casi la sua prova attoriale finisce per distogliere il focus spezzando il patos creato con precisione miliziosa.

Nonostante i suoi piccoli difetti questo film merita la visione, se non altro per godere delle ultime gesta, le più emozionanti ed eroiche di sempre di Wolverine

VOTO: 8

- Ale & Jon

 

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